Risoluzione del Parlamento Europeo
Il 17 dicembre 2025 il Parlamento Europeo ha intrapreso un altro tentativo di imporre agli Stati membri una legge che legalizzi l'uccisione di un bambino non ancora nato, adottando la risoluzione “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion” (“La mia voce, la mia scelta” a sostegno di un aborto sicuro e accessibile”). La risoluzione invita la Commissione Europea a istituire un meccanismo finanziario volontario e solidale (finanziato dal bilancio dell'Unione Europea) che consenta agli Stati membri che siano d’accordo di garantire l'accesso all'aborto in condizioni di sicurezza alle persone per le quali tale accesso è limitato o impossibile (senza armonizzazione della legislazione nazionale). Sottolinea inoltre che l'accesso all'aborto “sicuro” e legale è parte integrante dei diritti sessuali e riproduttivi (SRHR), riconosciuti come diritti fondamentali. Il documento esprime preoccupazione per gli ostacoli giuridici e pratici esistenti in alcuni Stati membri e chiede riforme conformi agli standard internazionali, oltre a ribadire la precedente richiesta di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
Il Gruppo di Esperti di Bioetica della Conferenza Episcopale Polacca (KEP) ha preso atto con una certa soddisfazione che gli eurodeputati polacchi, salvo rare eccezioni, non hanno sostenuto questa risoluzione, esprimendo una netta opposizione o astenendosi dal voto. Va ricordato che, in conformità con il diritto europeo, la questione dell’aborto non è regolamentata a livello dell’Unione Europea e rimane di esclusiva competenza degli Stati membri. L’UE non ha la competenza per legalizzare, vietare o finanziare l’aborto in modo vincolante per i membri. Tutte le risoluzioni del Parlamento Europeo in materia hanno carattere politico non vincolante.
Il carattere illegittimo della risoluzione del PE
In conformità all’art. 168 § 7 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, l’Unione Europea, rispetta le responsabilità degli Stati membri per la definizione della loro politica sanitaria e per l'organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica. L'aborto è considerato una questione di politica sanitaria; pertanto, l'UE ha solo competenze di sostegno (ad esempio, lo scambio delle migliori pratiche), ma non può armonizzare né imporre norme legislative in questa materia.
Il Trattato di adesione della Polonia all'UE (firmato ad Atene il 16 aprile 2003 ed entrato in vigore il 1° maggio 2004) non contiene alcuna disposizione in materia di aborto. La Polonia ha aderito all'UE alle condizioni che prevedevano l'accettazione dell’attuale quadro giuridico (acquis communautaire), in cui l'aborto non era (e non è) regolamentato.
La Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (che ha valore di trattato a partire dal Trattato di Lisbona) non menziona l'aborto né come diritto né come divieto. Non riconosce l'aborto come diritto fondamentale. Il Parlamento Europeo ha ripetutamente chiesto l'inserimento del “diritto all'aborto sicuro e legale” nella Carta (ad esempio con le risoluzioni del 2022, 2023 e 2024), ma tali modifiche richiederebbero l'accordo unanime di tutti gli Stati membri e una revisione dei trattati (art. 48 TUE), cosa che non è avvenuta.
La risoluzione tralascia inoltre l'entrata in vigore del Protocollo n. 15 del 24 giugno 2013, che ha natura di accordo internazionale giuridicamente vincolante ed è in vigore dal 1° agosto 2021. Essa introduce direttamente nel preambolo della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo il concetto di margine di apprezzamento (artt. 7 e 8 del Protocollo), che costituisce uno dei fondamenti del sistema contemporaneo di tutela dei diritti umani. Tale concetto consiste nel lasciare alle autorità nazionali, in particolare ai tribunali costituzionali, una certa libertà nell’applicazione degli standard internazionali in materia di diritti umani, come confermato sia dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia dalla prassi del Comitato per i Diritti Umani. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo riconosce agli Stati un ampio margine di valutazione riguardo al momento a partire dal quale tale tutela viene concessa.
Il margine di valutazione è una norma del cosiddetto diritto internazionale vincolante. La risoluzione, invece, ha carattere di soft law, che può al massimo interpretare il cosiddetto diritto vincolante esistente: trattati, convenzioni, accordi internazionali. Di fatto, quindi la risoluzione, viola apertamente tali principi. Il soft law plasma concretamente il contenuto dei diritti umani nella pratica, e la sua legittimazione dipende dal suo effettivo radicamento nella tutela della dignità umana, poiché un distacco da questo fondamento porterebbe solo a una tutela apparente e non reale.
L’inequivocabilità della posizione della Chiesa
Fin dai suoi esordi, la Chiesa ha difeso con coerenza l'inviolabilità della vita umana fin dal concepimento, riconoscendo nell'attacco diretto alla vita del bambino non ancora nato un grave male morale. I documenti del Gruppo di esperti di Bioetica della KEP, richiamandosi alla dottrina del Magistero della Chiesa, sottolineano gli argomenti medici, etici, giuridici e teologici, che si oppongono a ogni forma di interruzione di gravidanza[1]. La vita umana è inviolabile dal momento del suo inizio (cioè dal concepimento) fino alla morte naturale, mentre è dovere di ogni persona, dell’intera società e dello Stato in quanto istituzione, garantirgli un’adeguata tutela giuridica e uno sviluppo sano.
Vale la pena sottolineare che, contrariamente alla narrativa diffusa dai sostenitori dell’aborto (e anche in riferimento al titolo della risoluzione del Parlamento europeo), l’aborto non è mai sicuro, poiché la sua essenza consiste nel togliere la vita al bambino non ancora nato che vive nel grembo materno. Si tratta quindi di una grave ingerenza non solo nell’organismo del bambino, ma anche in quello della madre. Si cerca quindi di distorcere la realtà, privando il bambino del suo status di persona. Si utilizzano termini ambigui che, dietro parole dall’apparenza innocente, nascondono il crimine di omicidio commesso contro un essere umano innocente.
Il diritto alla vita è il diritto più essenziale, in quanto costituisce il fondamento per la realizzazione del diritto più importante: quello del rispetto della dignità della persona umana. Il dramma della civiltà contemporanea consiste nel sottoporre entrambi questi diritti a discussione e votazione. In questo modo “l'originario e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o della volontà di una parte — sia pure maggioritaria — della popolazione. È l'esito nefasto di un relativismo che regna incontrastato: il «diritto» cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull'inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. Lo Stato non è più la «casa comune» dove tutti possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l'interesse di alcuni. Tutto sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalità, almeno quando le leggi che permettono l'aborto o l'eutanasia vengono votate secondo le cosiddette regole democratiche. In verità, siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l'ideale democratico, che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è tradito nelle sue stesse basi (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, nr 20).
Uno sguardo al futuro
Il Gruppo di Esperti di Bioetica della KEP ricorda che il diritto alla vita e la dignità umana sono inalienabili e fondamentali. I deboli e gli indifesi – tra cui i bambini non ancora nati costituiscono un gruppo particolare – hanno bisogno di protezione e sostegno sia istituzionale da parte dello Stato, sia sociale da parte delle persone di buona volontà. Non basta dire che non si deve uccidere. La vita – specialmente quella fragile e indifesa – va protetta e circondata da autentica cura. La Chiesa realizza questo compito attraverso le “Culle per la vita” e i centri di adozione, gli orfanotrofi, le case per madri sole o i rifugi per le vittime di violenza domestica. Sono gestiti da istituzioni diocesane, congregazioni religiose, dalla Caritas e da fondazioni e associazioni create da religiosi e laici. L’attività di queste istituzioni è spesso possibile solo grazie alle donazioni e all’impegno di persone di buona volontà.
È estremamente significativo e triste che il Parlamento Europeo abbia adottato la sua risoluzione quasi alla vigilia della solennità della Natività del Signore. Ancora una volta non c’era posto per il Bambino che porta la pace agli uomini di buona volontà. Per questo, parafrasando le parole di San Giovanni Paolo II, occorre pronunciare chiaramente un drammatico monito: in un’Europa che uccide i propri figli non ci sarà pace. Per un’Europa del genere non ci sarà futuro.
Il Gruppo di Esperti di Bioetica della KEP si rivolge ai detentori del potere, ai politici e a tutte le persone di buona volontà, religiosi e laici, affinché intraprendano ogni azione possibile per proteggere pienamente ogni vita umana dal momento del suo concepimento fino alla morte naturale. Amate la vita, ogni vita! Questa è la nostra voce, questo è il nostro dovere, questa è la nostra scelta e il nostro compito: proteggere ogni vita umana.
A nome del Gruppo di Esperti di Bioetica della Conferenza Episcopale Polacca
+ Józef Wróbel, SCJ
Varsavia, 7 gennaio 2026
(Tradotto dall'originale polacco: Marina Olmo)
[1] Tre documenti sono dedicati in modo particolare alla questione della gravità dell'aborto:
16 gennaio 2015: Posizione dell’Equipe di Bioetica della KEP circa l'immissione nella libera commercializzazione della pillola del giorno dopo.
4 settembre 2023: Posizione dell’Equipe di Bioetica della KEP circa l'ammissibilità dell'aborto sulla base di motivi di salute mentale.
29 aprile 2025: Posizione dell’Equipe di Bioetica della Conferenza Episcopale Polacca in merito all'interruzione della gravidanza nel caso di un feto in grado di sopravvivere autonomamente, sulla base di motivi di salute mentale.